Potenziare la comunicazione con i giovani Le mosse segrete del consulente che fanno la differenza

Potenziare la comunicazione con i giovani Le mosse segrete del consulente che fanno la differenza

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Cari amici e colleghi che ogni giorno, con passione e dedizione, vi dedicate al mondo complesso e meraviglioso dei giovani, sapete bene che il vero superpotere non risiede solo nelle nostre conoscenze, ma nella nostra capacità di comunicare.

In un’era dove i ragazzi navigano tra sfide digitali sempre nuove, pressioni sociali crescenti e un bisogno autentico di essere ascoltati, affinare le nostre abilità comunicative è diventato più che mai una vera e propria missione.

Parlo per esperienza diretta: ho scoperto che non si tratta solo di tecniche, ma di cuore, di una presenza autentica capace di creare un ponte invisibile ma solidissimo.

Ogni parola che scegliamo, ogni nostro silenzio e persino il modo in cui guardiamo, possono fare la differenza tra una porta che si chiude e una che si apre verso la fiducia.

Oggi, voglio condividere con voi alcune intuizioni che ho maturato sul campo, perché sono convinta che insieme possiamo diventare ancora più efficaci nel guidare e supportare le nuove generazioni.

Siete pronti a scoprire come trasformare ogni interazione in un’opportunità unica di connessione profonda?

Entrare nel loro mondo: Oltre la superficie delle parole

Quando si parla con i giovani, la prima cosa che ho imparato è che non basta sentire quello che dicono, bisogna provare a capire *perché* lo dicono. Spesso, dietro un “sto bene” o un “niente” si nasconde un universo di pensieri, emozioni e, a volte, vere e proprie tempeste.

Ricordo una volta, un ragazzo non faceva altro che scrollare il telefono durante il nostro incontro. Invece di rimproverarlo, gli ho chiesto cosa stesse guardando.

Mi ha mostrato un video su TikTok e da lì è partito un dialogo inaspettato sulla sua passione per il videomaking. È stato come trovare una chiave per sbloccare una porta che sembrava saldamente chiusa.

Questa esperienza mi ha insegnato l’importanza di non fermarsi alla prima impressione e di cercare sempre il significato più profondo dietro i loro comportamenti e le loro espressioni, anche quelle più criptiche.

A volte è difficile, lo so, ma la ricompensa è enorme: una connessione autentica che va ben oltre la formalità di un colloquio.

Decifrare i segnali non verbali

I ragazzi, specialmente quando sono in difficoltà, spesso comunicano più con il corpo che con le parole. Un braccio incrociato, uno sguardo sfuggente, un cambiamento nel tono di voce: sono tutti indizi preziosi.

Ho notato che imparare a leggere questi segnali è fondamentale quanto ascoltare le loro parole. A volte, un sospiro profondo mi ha detto più di un’ora di chiacchiere.

È un po’ come un linguaggio segreto che impariamo a comprendere con l’esperienza, e che ci permette di intuire quando è il momento di spingere un po’ di più o, al contrario, di fare un passo indietro e dare spazio.

Connettersi con i loro interessi

Non dobbiamo avere paura di mostrare interesse per ciò che appassiona loro. Che si tratti di videogiochi, musica trap o serie TV coreane, conoscere anche solo superficialmente i loro universi può aprire canali di comunicazione insperati.

Non si tratta di fingere di essere un esperto, ma di mostrare genuina curiosità. “Hai visto l’ultimo episodio di…? Cosa ne pensi di quel nuovo brano?” A volte, queste semplici domande bastano a sciogliere il ghiaccio e a farli sentire visti e capiti.

È una tattica che funziona sempre, perché li fa sentire presi sul serio e non solo oggetto di indagine.

L’arte dell’ascolto autentico: Un ponte verso la fiducia

L’ascolto attivo non è solo un termine tecnico, è una vera e propria filosofia di vita, soprattutto quando si lavora con i giovani. Per me significa mettere da parte ogni giudizio, ogni preconcetto, e dedicare tutta la mia attenzione alla persona che ho di fronte.

Non è sempre facile, ammetto. La tentazione di dare consigli immediati, di interrompere per raccontare la propria esperienza o di cercare soluzioni veloci è fortissima.

Ma con gli anni ho capito che il vero potere dell’ascolto sta nel permettere all’altro di sentirsi completamente accolto e compreso, senza filtri. Una volta, una ragazza mi ha raccontato una storia molto dolorosa e la mia unica reazione è stata annuire, mantenere il contatto visivo e, alla fine, dire: “Capisco che sia stato incredibilmente difficile per te”.

Non ho offerto soluzioni, non ho minimizzato il suo dolore. Ho semplicemente convalidato la sua esperienza, e ho visto nei suoi occhi un senso di sollievo immenso.

Questo momento mi ha confermato quanto sia cruciale creare uno spazio sicuro dove i ragazzi possano aprirsi senza timore.

Creare uno spazio di non giudizio

I giovani sono costantemente sotto pressione, sentono il peso delle aspettative altrui e spesso temono di essere giudicati. Il nostro compito è quello di offrire un’oasi dove questo non accada.

Quando entrano nel mio studio, voglio che sentano di poter essere completamente se stessi, con tutte le loro imperfezioni e le loro paure. Personalmente, ho smesso di usare frasi come “Non dovresti sentirti così” o “Non è la fine del mondo”.

Ogni emozione è valida e ha il suo motivo di esistere. Questo approccio non significa approvare comportamenti dannosi, ma comprendere le radici emotive che li generano.

La pazienza del silenzio

A volte, la cosa più potente che possiamo offrire è il silenzio. Aspettare, dare tempo, permettere che i pensieri si formino e le parole trovino la loro strada.

Ricordo le prime volte in cui mi sentivo a disagio durante le pause. Ora, le considero momenti preziosi. È in quei silenzi che i ragazzi spesso trovano il coraggio di dire ciò che è davvero importante, ciò che magari avevano paura di esprimere.

Ho imparato che il silenzio non è vuoto, ma è uno spazio fertile dove la fiducia può crescere e fiorire, permettendo loro di elaborare i pensieri e le emozioni senza interruzioni.

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Costruire ponti di fiducia: La sincerità come fondamento

La fiducia non si compra, si costruisce mattone dopo mattone, con coerenza e sincerità. Questa è una lezione che ho imparato a mie spese e che oggi considero il pilastro di ogni relazione efficace con i giovani.

Ricordo un periodo in cui mi sforzavo di essere “quella che sa tutto”, la figura impeccabile e infallibile. Risultato? I ragazzi si sentivano intimiditi e distanti.

Poi ho iniziato a mostrare anche le mie vulnerabilità, a condividere (quando appropriato) piccole sfide personali superate, a ammettere di non avere tutte le risposte.

Ho scoperto che questo mi ha reso molto più umana ai loro occhi e ha aperto le porte a un dialogo più autentico. Si sono sentiti autorizzati a essere imperfetti a loro volta, sapendo che potevano comunque essere accettati.

La trasparenza, quando dosata con saggezza, è un superpotere che annulla le distanze e crea un terreno comune su cui è possibile edificare una relazione solida.

Mantenere le promesse, anche le piccole

Niente erode la fiducia più rapidamente di una promessa non mantenuta, non importa quanto piccola possa sembrare. Se dico che invierò un link, lo faccio.

Se dico che chiamerò, chiamo. I ragazzi sono estremamente sensibili a questo. Per loro, ogni piccolo impegno mantenuto è la prova che ci si può fidare di noi.

E ogni promessa non mantenuta, anche la più insignificante, è un colpo alla loro già fragile fiducia. È attraverso queste piccole ma costanti dimostrazioni di affidabilità che costruiamo la reputazione di persone su cui si può contare, giorno dopo giorno.

L’importanza della coerenza

Essere coerenti nelle nostre reazioni e nel nostro approccio è altrettanto cruciale. Se un giorno siamo comprensivi e il giorno dopo rigidi per la stessa situazione, creiamo confusione e insicurezza.

I giovani hanno bisogno di punti fermi, di sapere cosa aspettarsi da noi. Questo non significa essere inflessibili, ma avere principi chiari e comunicare il perché delle nostre scelte.

Ho notato che anche quando le mie decisioni non sono quelle che loro vorrebbero, se spiego il ragionamento dietro, la loro fiducia nel mio operato non diminuisce, anzi, si rafforza, perché percepiscono la nostra onestà intellettuale.

Navigare nel digitale insieme: Essere guide, non giudici

Il mondo digitale è la loro seconda casa, se non la prima. Ignorarlo o demonizzarlo sarebbe un errore imperdonabile. Invece di vederlo come un nemico, ho imparato a considerarlo un’opportunità, una lente attraverso cui osservare e, a volte, persino entrare nel loro universo.

Non sono un’esperta di ogni app o tendenza, ma mi informo, chiedo, e cerco di capire le dinamiche che li attraggono. Una volta, un ragazzo era ossessionato da un particolare videogioco online.

Invece di dirgli di “stare meno al computer”, gli ho chiesto di spiegarmi il gioco, le strategie, le interazioni con gli altri giocatori. Ho scoperto un mondo complesso di socializzazione, competizione e problem solving.

Non è servito a farlo smettere, ma mi ha permesso di parlare con lui di gestione del tempo e di equilibrio in modo molto più efficace e credibile, perché stavo parlando la sua lingua, da un punto di vista che comprendeva.

È fondamentale essere presenti in questo spazio, ma come guide, non come poliziotti, fornendo strumenti per un uso consapevole e critico.

Comprendere le dinamiche dei social media

Le piattaforme social non sono solo strumenti di intrattenimento, ma veri e propri ecosistemi sociali dove si formano identità, si gestiscono relazioni e si affrontano sfide.

Cyberbullismo, body shaming, FOMO (Fear Of Missing Out): sono tutte realtà digitali che influenzano profondamente il loro benessere. Il nostro ruolo è aiutarli a navigare in questo mare, a riconoscere i pericoli e a sviluppare una sana “igiene digitale”.

Non possiamo proibirglielo, ma possiamo educarli a un uso più consapevole e a proteggere la loro salute mentale, a difendersi dai fenomeni che possono intaccare la loro autostima.

Tecnologia come ponte, non come barriera

A volte, la tecnologia può essere un ottimo punto di partenza per il dialogo. Ho usato app per suggerire esercizi di mindfulness, video motivazionali o articoli che potessero essere per loro rilevanti.

Non è la soluzione a tutto, certo, ma può essere un modo per iniziare una conversazione, per offrire un diverso punto di vista o semplicemente per dimostrare che siamo disposti a usare i loro stessi strumenti per raggiungerli.

L’importante è non farla diventare l’unico mezzo di comunicazione, ma integrarla in un approccio più ampio e umano, valorizzando sempre l’interazione faccia a faccia.

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Gestire i silenzi e le resistenze: Quando il non detto parla

Ci sono momenti in cui i ragazzi si chiudono, si barricano dietro silenzi ostinati o resistenze manifeste. Queste situazioni, inizialmente, mi frustravano enormemente.

Sentivo che stavo fallendo, che non riuscivo a raggiungere l’altro. Ma con il tempo, ho imparato a vedere questi momenti non come un fallimento della comunicazione, ma come una forma di comunicazione in sé.

Il silenzio può significare paura, imbarazzo, rabbia, o semplicemente il bisogno di tempo per elaborare. La resistenza, invece, può essere un meccanismo di difesa, una reazione a un senso di pressione o di non comprensione.

Ricordo un ragazzo che per diverse sedute rispondeva solo a monosillabi, quasi sfidandomi. Invece di incalzarlo, ho cambiato approccio: ho iniziato a fare domande più aperte, a lasciare lunghi silenzi, a parlargli di argomenti apparentemente “neutri” finché non si è sentito abbastanza a suo agio da aprirsi.

È stato un processo lungo e faticoso, ma alla fine ha dato i suoi frutti. Queste esperienze mi hanno insegnato che dobbiamo imparare a leggere anche quello che non viene detto e a rispettare i loro tempi, senza forzature.

Riconoscere e rispettare i loro tempi

Ognuno ha i suoi ritmi, e questo vale ancora di più per i giovani che stanno attraversando fasi di grande cambiamento. Forzare una conversazione o un’apertura può avere l’effetto opposto, portando a chiusure ancora maggiori.

Ho imparato che a volte basta essere lì, presenti, disponibili, senza chiedere nulla, e lasciare che siano loro a fare il primo passo quando si sentono pronti.

È come seminare un seme: non puoi forzarlo a germogliare, ma puoi creare le condizioni migliori affinché lo faccia naturalmente. La mia esperienza mi dice che la pazienza è una virtù fondamentale in questo campo.

Affrontare le resistenze con empatia

Quando un ragazzo mostra resistenza, spesso dietro c’è una paura o un bisogno insoddisfatto. Invece di percepirla come un attacco personale, cerco di capirne la radice.

“Sembra che tu non voglia parlare di questo in questo momento. C’è qualcosa che ti preoccupa?” A volte, basta nominare l’emozione o la possibile causa della resistenza per farla diminuire.

L’empatia, in questi casi, è il nostro migliore alleato. Ci permette di trasformare un ostacolo in un’opportunità per dimostrare comprensione e creare un legame ancora più forte.

L’importanza del linguaggio non verbale: I messaggi invisibili

Quante volte abbiamo sentito dire che il corpo parla più delle parole? Beh, con i giovani, questo è verissimo! Ricordo una situazione in cui mi sforzavo di rassicurare una ragazza a parole, dicendole che ero lì per lei, che potevamo parlare di tutto.

Ma il mio corpo era teso, le mie mani stringevano una penna e il mio sguardo era fisso sul quaderno degli appunti. Lei, ovviamente, non si è aperta. Poi, mi sono rilassata, ho appoggiato la penna, ho incrociato il suo sguardo e le ho offerto un sorriso sincero.

In quel preciso istante, qualcosa è cambiato, e ha iniziato a raccontare. Questa esperienza mi ha fatto capire quanto sia potente e fondamentale la comunicazione non verbale.

La nostra postura, il contatto visivo, i gesti, l’espressione del viso: tutto invia un messaggio, spesso più forte e più credibile delle parole che pronunciamo.

Dobbiamo essere consapevoli di questi “messaggi invisibili” e assicurarci che siano in linea con ciò che vogliamo comunicare, perché i giovani sono abilissimi a captare le incongruenze.

Il potere dello sguardo

Gli occhi sono lo specchio dell’anima, e con i ragazzi, un contatto visivo caldo e sincero può fare miracoli. Non uno sguardo fisso e intimidatorio, ma uno che comunica apertura, interesse e presenza.

Quando sentono che li stiamo guardando davvero, non solo fisicamente ma con la nostra piena attenzione, si sentono visti e valorizzati. A volte, un lungo e confortante contatto visivo senza parole è più efficace di mille discorsi.

È un modo diretto per dire “Sono qui con te, ti vedo, ti ascolto”.

Il linguaggio del corpo aperto e accogliente

Una postura aperta – braccia non incrociate, corpo leggermente inclinato in avanti, sguardo diretto – invita alla fiducia. Se siamo chiusi, tesi o distratti, il messaggio che arriva è di distanza e disinteresse.

Ho sperimentato che anche piccoli aggiustamenti nel mio linguaggio del corpo possono fare una grande differenza nell’atmosfera di un incontro. È un modo per creare un ambiente fisicamente e psicologicamente sicuro, dove i giovani si sentono liberi di esprimersi senza barriere invisibili.

Aspetti della Comunicazione Approccio Inefficace (da evitare) Approccio Efficace (da adottare)
Ascolto Interrompere, dare giudizi, formulare risposte. Ascoltare attivamente, lasciare spazio, convalidare le emozioni.
Empatia Minimizzare i problemi, dire “capisco” senza mostrare comprensione. Cercare di mettersi nei loro panni, esprimere comprensione autentica.
Linguaggio Usare termini troppo tecnici o un linguaggio da “adulto”. Adattare il linguaggio, usare termini che conoscono (senza snaturarsi).
Vulnerabilità Mostrare sempre una facciata impeccabile e onnisciente. Condividere, quando opportuno, esperienze personali e sfide superate.
Digitale Demonizzare la tecnologia, ignorare i loro mondi online. Informarsi, chiedere, essere guida per un uso consapevole.
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Strategie pratiche per un dialogo efficace: Strumenti per la connessione

Va bene la teoria, ma nella pratica cosa facciamo? Ho messo a punto alcune strategie che mi aiutano ogni giorno a rendere il dialogo più fluido e costruttivo.

Una di queste è l’uso delle “domande aperte”. Invece di chiedere “Stai bene?”, che spesso ottiene un secco “sì” o “no”, preferisco “Come stai gestendo questa situazione ultimamente?”, oppure “Cosa ti preoccupa di più in questo momento?”.

Questo li incoraggia a elaborare, a raccontare, a esplorare i loro pensieri in modo più approfondito. È come aprire una finestra anziché uno spioncino.

Ho notato che questo piccolo cambio nel modo di formulare le domande può sbloccare conversazioni che altrimenti rimarrebbero in superficie. Un’altra strategia è la “riflessione”: ripetere con parole proprie quello che hanno detto, per dimostrare che abbiamo ascoltato e compreso.

“Quindi, se ho capito bene, ti senti frustrato perché…” Questo non solo chiarisce il messaggio, ma li fa sentire veramente ascoltati.

L’uso strategico del “noi”

Quando possibile, cerco di usare il “noi” anziché il “tu” o “io”. “Vediamo insieme come possiamo affrontare questa cosa”, piuttosto che “Devi affrontare questa cosa”.

Questo crea un senso di alleanza, di squadra, e riduce la sensazione che stiano subendo un interrogatorio o che siano soli con il loro problema. È un modo sottile ma potente per comunicare che siamo dalla loro parte, che siamo lì per sostenerli in un percorso condiviso.

Questo piccolo accorgimento cambia radicalmente la dinamica della conversazione, trasformandola da un confronto a una collaborazione.

Il potere della riformulazione

La riformulazione è una tecnica che trovo incredibilmente utile. Consiste nel riassumere ciò che il ragazzo ha detto, spesso cogliendo l’essenza del messaggio e il sentimento sottostante.

“Mi sembra di capire che ti senti sopraffatto dalla mole di compiti e non sai da dove iniziare, è così?” Questo non solo conferma la nostra comprensione, ma offre al ragazzo l’opportunità di correggere o approfondire, sentendosi pienamente coinvolto e protagonista del dialogo.

È un modo per sintonizzare le nostre frequenze e assicurarsi che siamo sulla stessa pagina, evitando malintesi e incomprensioni.

글을 마치며

Cari amici, spero che queste mie riflessioni vi siano state d’aiuto e vi abbiano fornito qualche nuovo spunto. La comunicazione con i nostri giovani è un viaggio meraviglioso, fatto di sfide ma anche di immense soddisfazioni.

Non ci sono ricette magiche, ma tanto cuore, pazienza e la voglia autentica di mettersi in gioco. Ricordiamoci che ogni interazione è un’opportunità preziosa per costruire un futuro migliore per loro e, di conseguenza, per tutti noi.

Continuiamo a coltivare questi ponti di fiducia, un passo alla volta, con la consapevolezza che il nostro impegno fa davvero la differenza.

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Informazioni Utili da Sapere

1. Ascolto Attivo: Non si tratta solo di sentire, ma di comprendere a fondo le loro parole e le emozioni sottostanti. Mettete da parte i giudizi e lasciate che si esprimano liberamente. È la base per ogni connessione autentica e duratura.

2. Linguaggio non verbale: Il corpo comunica più delle parole. Un sorriso sincero, uno sguardo accogliente o una postura aperta possono fare miracoli nel creare un ambiente di fiducia e sicurezza. I giovani sono molto sensibili a questi segnali, e li interpretano sempre.

3. Coinvolgimento Digitale: Non ignorate il loro mondo online. Mostrate interesse per ciò che li appassiona sui social o nei videogiochi. Questo aprirà canali di dialogo e vi permetterà di guidarli verso un uso più consapevole della tecnologia, rendendovi una figura di riferimento credibile.

4. Pazienza e Coerenza: Costruire fiducia richiede tempo e costanza. Mantenete le promesse, anche le più piccole, e siate coerenti nel vostro approccio. La coerenza infonde sicurezza e dimostra che siete una presenza stabile nella loro vita, su cui possono sempre contare.

5. Domande Aperte: Invece di domande che prevedono un “sì” o un “no”, usate domande che invitino a raccontare, a esplorare i loro pensieri e sentimenti. Questo incoraggia una comunicazione più profonda e significativa, aprendo davvero un confronto costruttivo.

Riepilogo Punti Chiave

Abbiamo visto insieme quanto sia cruciale la nostra capacità di comunicare con i giovani. Si parte dall’entrare nel loro mondo, non fermandosi alle apparenze e cercando di decifrare i segnali, anche quelli non verbali. L’ascolto autentico, privo di giudizio, è il ponte che costruisce fiducia, supportato dalla sincerità e dalla coerenza nelle nostre azioni. Non dobbiamo temere il mondo digitale, ma navigarci insieme a loro come guide, non come giudici. Infine, è fondamentale imparare a gestire i silenzi e le resistenze con empatia, riconoscendo che anche il non detto comunica molto. Applicando queste strategie pratiche, possiamo trasformare ogni interazione in un’opportunità unica per creare connessioni profonde e significative. Non dimenticate che siete le loro guide e il vostro impegno è un faro per le nuove generazioni.

Domande Frequenti (FAQ) 📖

D: Come possiamo davvero creare un ponte di fiducia con i ragazzi, soprattutto quando sembrano chiusi in sé stessi?

R: Questa è la domanda da un milione di euro, vero? E credetemi, me la sono posta mille volte. Ho imparato che la fiducia non si impone, si costruisce, mattone su mattone, con una pazienza che a volte sembra infinita.
Il primo passo, quello che per me ha sempre fatto la differenza, è ascoltare, ma ascoltare davvero. Non con l’orecchio a metà mentre pensiamo alla lista della spesa o alla risposta da dare, ma con il cuore e la mente aperti.
Lasciate che parlino, anche se all’inizio sono solo monosillabi. Non giudicate subito, non minimizzate i loro problemi, che per loro sono giganteschi, anche se a noi adulti sembrano futili.
Ricordo una ragazza che per mesi rispondeva solo con “boh”. Ho continuato a esserci, a proporle attività, a chiederle di lei senza forzarla. Un giorno, all’improvviso, ha iniziato a raccontare.
Era solo stanca di sentirsi sempre giudicata. Esserci, anche nel silenzio, e mostrare un interesse autentico per il loro mondo, le loro passioni, i loro idoli, anche se non li capiamo fino in fondo, è fondamentale.
E non abbiate paura di ammettere i vostri errori o di dire “non lo so”, mostrare la vostra vulnerabilità umana è un superpotere che apre tantissime porte.

D: Nell’era digitale, con tutti questi schermi e social media, come possiamo mantenere una comunicazione autentica e significativa?

R: Ah, il digitale! Un terreno minato, ma anche un’opportunità incredibile, se sappiamo come muoverci. Molti di noi tendono a demonizzare gli schermi, e capisco perché, l’ho fatto anch’io!
Ma ho scoperto che il primo errore è proprio questo: criticare e basta il loro mondo online. Per i ragazzi, la vita digitale è reale quanto quella offline, spesso di più.
Invece di dire “spegni quel telefono”, proviamo a chiedere “cosa ti piace guardare? Chi segui? Cos’è quella roba che ti fa tanto ridere?”.
Mostrarci curiosi, non inquisitori, può aprire un varco. Ho provato a seguirli su alcune piattaforme, giusto per capire, e questo mi ha dato un vocabolario comune, degli argomenti di cui parlare.
Ma attenzione, il segreto non è diventare “uno di loro” a tutti i costi, non funziona e si sente lontano un miglio. Il punto è trovare momenti di connessione reale, senza schermi, anche brevi.
Una passeggiata, cucinare insieme, un caffè. E ricordate, noi siamo i modelli. Se noi stessi siamo perennemente attaccati al telefono, che messaggio mandiamo?
Cerchiamo di limitare il nostro uso davanti a loro e di dedicare tempo di qualità, guardandoci negli occhi. È un equilibrio delicato, ma possibile.

D: Quali sono i “no” assoluti, gli errori da evitare a tutti i costi quando parliamo con i giovani?

R: Eccoci ai “mai e poi mai”! Ci sono alcune cose che, se fatte, rischiano di chiudere ogni canale di comunicazione più velocemente di quanto si possa immaginare.
Il primo, un classico che ho visto fare e purtroppo ho fatto anch’io all’inizio, è minimizzare i loro sentimenti o problemi con frasi del tipo “Ma sì, è solo un capriccio”, “Quando avevo la tua età, i problemi erano ben altri”.
Per loro, quella cosa è un dramma! Invalidare le loro emozioni è come sbattergli la porta in faccia. Poi, c’è la trappola del “so tutto io” o del “te l’avevo detto”.
Nessuno ama essere sminuito o sentirsi rimproverare. Offrite consigli, certo, ma fatelo come un suggerimento, non come un ordine o una lezione frontale.
Un altro errore madornale è promettere e non mantenere. La coerenza è la base della fiducia. Se dite che farete una cosa, fatela.
Se non potete, spiegate il perché. E, ultimo ma non meno importante, non paragonateli mai ad altri. “Tuo fratello fa così…”, “La figlia della vicina…” Ogni ragazzo è un universo a sé, con i suoi tempi, le sue paure e i suoi talenti.
Cerchiamo di vederli per chi sono, non per chi vorremmo che fossero o per come sono gli altri. Ho imparato che queste piccole attenzioni fanno una differenza enorme.

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